Sigarette elettroniche e morti in America: cosa sta succedendo?

Sigarette elettroniche e morti in America: cosa sta succedendo?

Le ultime notizie dagli USA sulle morti attribuite all’uso di sigarette elettroniche. Tutto quello che c’è da sapere sul corretto uso di questi dispositivi.

Dalle ultime notizie che arrivano dagli Stati Uniti sarebbero almeno cinque il numero delle persone morte a causa di insufficienza respiratoria. Presumibilmente legata all’uso di sigarette elettroniche. Mentre si attesterebbero, al momento, a 450 i casi di pazienti con gravi difficoltà respiratorie in 33 Stati. Tutti sono utilizzatori di sigarette elettroniche

Che cos’è successo?

A destare allarme e sospetto è che i primi casi si sono riscontrati a fine giugno in Wisconsin e Illinois e poi i casi hanno subito una rapidissima escalation. I pazienti lamentano dolore al petto, tosse, fiato corto e febbre. Alcuni lamentano anche altri sintomi aspecifici quali senso di affaticamento, perdita di appetito, nausea. I casi meno gravi trovano sollievo con pochi giorni di riposo e la totale astensione dal fumo. Come trattamento farmacologico ci si avvale dell’uso di corticosteroidi per diminuire l’infiammazione locale. Nelle forme più gravi, invece,  è necessario ricorrere alla somministrazione di ossigeno sino alla ventilazione meccanica. Una sintomatologia in tutto e per tutto riconducibile a quella di una polmonite su base batterica o virale.

Polmonite chimica: cos’è?

Il Dipartimento della salute della città di Milwaukee nei giorni scorsi ha diffuso un comunicato di allarme. Il comunicato fa riferimento a 16 persone ricoverate per aver sviluppato una polmonite chimica dopo aver utilizzato dispositivi per il fumo elettronico. Per una delle quali non vi è stato nulla da fare. «Al momento le autorità sanitarie statunitensi non sono in grado di spiegare l’epidemia di malattie polmonari che si sta verificando. Ma nella maggior parte dei casi i consumatori interrogati hanno riferito di aver caricato le sigarette elettroniche con liquidi contenenti THC, il principio attivo della marijuana» commenta Fabio Beatrice, direttore ORL e Centro Antifumo Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. E aggiunge: «Un uso improprio di un device elettronico con l’inalazione di sostanze stupefacenti o di altra pericolosa natura espone ovviamente a gravi rischi per la salute legati alla natura stessa delle sostanze e non alla modalità con cui vengono inalate». È diffusa, purtroppo, l’abitudine degli svapatori a creare da sé le miscele da inserire nel dispositivo elettronico ricorrendo anche a sostanze a base di THC, cannabinoidi di cui non sempre è possibile determinare l’origine, la purezza né tantomeno la concentrazione.


Non è possibile generalizzare

Non tutti sanno, quando si parla di sigarette elettroniche, che in commercio ne esistono una vasta gamma. Una prima distinzione va fatta fra quelle che come liquido di vaporizzazione contengono nicotina e quelle che non ne contengono. In ogni caso anche quelle che sono prive di nicotina, utilizzano dei liquidi. Che quando vengono vaporizzati possono rilasciare glicoli, aldeidi, idrocarburi policiclici aromatici, nitrosamine. Tutte sostanze che possono essere potenzialmente tossiche. L’indizio ricorrente nei pazienti americani, tuttavia, sembra essere sempre lo stesso. Ovvero il fatto che molti stanno raccontando che non acquistavano le miscele da inserire nelle e-cig, ma le preparavano artigianalmente aggiungendo THC, il principio attivo della cannabis. Purtroppo è sempre più diffusa la tendenza di creare miscele fai da te da inserire nel dispositivo elettronico, spesso a partire da materie prime alimentari e non solo. Se si potrà accertare che questi pazienti hanno sviluppato polmonite chimica si potrà presupporre che l’infiammazione dei polmoni sia seguita all’inalazione di sostanze chimiche.

I gas nocivi

Un’evenienza che può verificarsi quando si inalano gas nocivi sul luogo di lavoro, pesticidi e\o fertilizzanti per l’agricoltura diffusi nell’aria dei campi. Può essere causata anche dall’inalazione del fumo scaturito dalla prossimità di un incendio. E, per la proprietà transitiva, anche per qualsiasi sostanza non controllata come additivi, alimenti, aromi o stupefacenti diluiti e poi inseriti nella sigaretta elettronica per cercare nuovi sapori o sballo. Non è molto diverso da quello che avviene nei fumatori di crack, solo che i dati epidemiologici sul consumo di sostanze illegali non arrivano all’attenzione dei pronto soccorso se non in casi gravissimi. Al momento la maggior parte dei casi sembrano simili ma i Center for Control of Disease (CDC) procedono con cautela e si riservano di verificare se si tratti o meno della stessa sindrome. L’invito alla cautela è d’obbligo poiché non è ancora stata individuata una particolare sostanza responsabile degli specifici danni ai polmoni. Quello che si può affermare è che questi pazienti quando sottoposti agli esami tomografici ai polmoni evidenziano segni di un’infezione aggressiva. Gli ultimi due decessi hanno riguardato persone di età compresa fra i 55 e i 65 anni.

Attenzione ai ragazzi

Al di là dell’età anagrafica delle persone decedute è un fatto che in questa epidemia di polmonite di causa non ancora accertata, ad essere colpiti sono soprattutto ragazzi. Dai dati disponibili, infatti, si può affermare che le sigarette elettroniche rappresentano, ad oggi, il sostituto del tabacco più comunemente consumato in età adolescenziale. I dati emersi dall’indagine Global Youth Tobacco Survey, che ha coinvolto 180 Paesi fra cui anche l’Italia, sull’uso del tabacco tra i giovanissimi, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sono preoccupanti. In Italia molti ragazzini di 10 anni già si trovano con una sigaretta tra le mani e nella fascia di età tra i 13 e i 15 anni fuma un ragazzo su cinque. Le ragazze fumano di più rispetto ai loro coetanei di sesso maschile e tra tutti l’uso delle sigarette elettroniche, considerato erroneamente meno dannoso, è raddoppiato negli ultimi 4 anni. Ecco perché sono in molti e da più parti a chiedere che la vendita e l’utilizzo delle e-cig sia vietato prima dei 21 anni.

La normativa italiana 

Ad oggi la normativa italiana ne vieta la vendita ai minorenni, ma sempre la Global Youth Tobacco Survey rivela che l’accesso alla sigaretta elettronica è prettamente di comunità. 8 ragazzi su 10 la ottengono da un amico, il resto l’ha acquistata attraverso diversi canali (rivenditore, farmacia, Internet, ecc). Tra chi tenta l’acquisto presso un rivenditore, il 76% dichiara di non aver ricevuto il rifiuto di vendita per minore età, previsto dalla legge anche per le sigarette elettroniche. Da ultimo, ma non per importanza, il sondaggio in questione rivela anche che la stragrande maggioranza dei ragazzi (87%) sa che, con certezza, il fumo di tabacco è dannoso per la salute e solo il 9% lo ritiene probabile. Per quanto riguarda il danno alla salute dovuto all’uso della sigaretta elettronica solo il 39% lo considera certo e il 35% probabile.

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