Quando il mostro è in famiglia. L’identikit di chi abusa

Come la tragica storia di Sarah Scazzi, ci sono in Italia tante altre storie finite in tragedia all'interno della cerchia famigliare. Come riconoscere il preludio di una violenza?

Quando la violenza è in famiglia
Quando la violenza è in famiglia

Il caso Scazzi è chiaro nel narrare una storia che, chiunque abbia coinvolto tra madre, figlia e padre, resta sempre una terribile tragedia di violenza in famiglia. Che alla base del gesto contro Sarah ci sia stata la gelosia della cugina, che nell’oblio di un innamoramento esasperato è arrivata a sentirsi minacciata da una ragazzina più giovane e di bell’aspetto, o il raptus sessuale di uno zio fidato, resta la storia di una fiducia tradita.

Leggi qui approfondimenti sulla vicenda e le indagini.

La famiglia come una prigione

Sono tanti i casi in Italia di violenza che si consuma in famiglia, su minori, tra compagni di vita, tra parenti. Quella che dovrebbe essere il luogo sicuro per eccellenza arriva a diventare per alcuni una prigione, dalla quale non è sempre così facile scappare.

I casi di violenza reiterata portano spesso a omertà, vergogna, desiderio di nascondere, paura di non essere creduti; i raptus invece, arrivano spesso dopo che ci sono stati segnali, anomalie che vengono ignorate, sottovalutate o non colte. Tra le mura domestiche quindi può diventare più difficile per la vittima, a causa anche del coinvolgimento sentimentale col parente, comprendere i limiti di un approccio abusante. Inoltre, secondo i dati di un indagine Istat sulla violenza domestica, si conferma che solo il 10% dei casi sono legate a patologie o al consumo di sostanze alteranti; il pericolo è potenzialmente anche in situazioni di normalità se esistono chiari segnali che bisogna imparare a riconoscere.

Imparare a riconoscere il nemico: identikit di chi abusa

Chi commette azioni violente ripetutamente fra le mura domestiche ha un unico obiettivo e cioè porre la vittima in uno stato di sudditanza; esercitare comando può far sentire l’aggressore appagato, dandogli l’idea di mantenere il controllo. L’abusante è un soggetto che esternamente non è aggressivo, la vita sociale non lo rende sicuro e trovano più facile aggredire gli appartenenti al nucleo famigliare, in particolare se i membri della famiglia necessitano di un suo sostentamento. Il violento tenta con ogni mezzo di favorire il segreto dei fatti fuori dal nucleo famigliare affinché non si creino per la vittima relazioni rassicuranti che la aiuterebbero a reagire.

Le vittime raccontano di aver imparato a sopportare col tempo alcuni atteggiamenti violenti e denigranti, arrivando così all’insorgenza di patologie psichiche e gravi forme di riduzione di autostima. Chi abusa pone il controllo sui movimenti e le attività della vittima con l’obiettivo di generare isolamento sociale. Genera terrore distruggendo oggetti a cui la vittima tiene, in situazioni sociali cerca di umiliarla in tutti i modi. Di fronte a comportamenti che manifestano il desiderio di autonomia del partner ricorre a stratagemmi per annullarne la volontà. Quel che rischia la vittima è avvilimento, deconcentrazione, insicurezza crescente. Se durante una lite questa rimane ferita l’aggressore tenterà di negare l’evidenza e di minimizzare l’accaduto al fine di mantenere l’omertà.

La violenza sessuale non è sempre esplicita

Se la violenza assume i tratti di un abuso sessuale non necessariamente deve trattarsi di un atto sessuale in sé, possono esserci violenze più subdole che vanno considerate al pari per gravità e che mettono la vittima nella condizione di essere impossibilitata a scegliere o a comprendere correttamente quello che sta accadendo o che viene proposto. Si parla di abuso sessuale anche nei casi in cui la persona non viene mai fisicamente toccata, ma viene esposta alla visione o all’ascolto di contenuti sessuali non adeguate all’età o alla relazione con l’abusante. L’abuso sessuale all’interno del nucleo famigliare produce danni più gravi di quelli che potrebbe arrecare un abuso di un estraneo.

Per difendersi, bisogna chiedere aiuto

In caso di violenza domestica è importante rompere l’isolamento e trovare il coraggio di parlare con qualcuno di ciò che avviene fra le mura domestiche.

Esistono associazioni che supportano le vittime, tra queste ci sono: il GOAP Centro antiviolenza, Sosviolenzadomestica.com. Qui invece un elenco che divide per regioni italiane i vari centri anti violenza presenti sul territorio italiano. Da un’indagine ISTAT del giugno 2015 emergono comunque importanti segnali di miglioramento rispetto all’indagine precedente (2006) sulle violenza contro le donne in Italia: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006. Questi risultati che si spera potranno continuare a incrementare sono frutto di una maggiore attenzione alle campagne informative, del lavoro sul territorio da parte delle tante associazioni ma soprattutto di una maturata visione sociale da parte delle donne nel rapportarsi a fenomeno dell violenza senza giustificazioni ma con pura condanna.


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