Neutropenia febbrile: cos’è e come si combatte

La neutropenia febbrile è una possibile conseguenza della chemioterapia. Ecco cos'è e come combatterla.

La neutropenia febbrile è un effetto collaterale della chemioterapia: ecco come riconoscerla e combatterla.
La neutropenia febbrile è un effetto collaterale della chemioterapia: ecco come riconoscerla e combatterla.

La chemioterapia, lo sappiamo, salva ogni giorno la vita a migliaia di persone. Nel corso della terapia, però, possono manifestarsi delle complicanze. Per esempio la neutropenia febbrile.

Cos’è

La neutropenia febbrile è una possibile conseguenza della chemioterapia. Consiste in un calo della conta dei globuli bianchi nel sangue. Ciò comporta un abbassamento notevole delle difese immunitarie del paziente, esponendolo a possibili infezioni.

Per questo è fondamentale informare i pazienti sulla sua possibile comparsa.

Chi colpisce

La neutropenia febbrile può colpire chiunque si sottoponga a chemioterapia. Il rischio è legato al tipo di farmaco utilizzato e allo stadio della malattia.

Ad essere più esposti sono gli anziani, chi ha un organismo debilitato e chi soffre di altri problemi di salute.

Come si manifesta

Una delle manifestazioni più frequenti è l’innalzamento della temperatura corporea a oltre i 38,5°; solitamente si verifica entro 10-12 giorni dall’inizio della chemioterapia.

Come si affronta

In caso di febbre la prima cosa da fare è avvisare il proprio medico curante e l’oncologo e successivamente sottoporsi ad analisi del sangue (un emocromo) per verificare il livello di globuli bianchi in circolo. Sulla base degli esiti i clinici potranno valutare la terapia più adeguata da adottare.

Come si previene

In alcuni casi, si può sottoporre il paziente a una cura preventiva, i cosiddetti Fattori di crescita. Si tratta di farmaci che stimolano il midollo osseo a produrre globuli bianchi.

Le precauzioni

In generale, per non rischiare di contrarre infezioni, è meglio evitare di frequentare luoghi affollati come cinema, locali e centri commerciali.

Se possibile, meglio non stare troppo vicini ai bambini che vanno a scuola o all’asilo, perché possono rappresentare un veicolo d’infezione.


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