La luce blu: è pericolosa o possiamo stare tranquilli?

Tra miti sfatati ed evidenze scientifiche, ecco i reali pericoli che porta la luce blu per i nostri occhi. Ed il modo per contrastarli senza impedirne i benefici effetti sul nostro organismo.

Il mondo cambia in fretta e cambiano le condizioni della nostra vita, le nostre abitudini, gli ambienti intorno a noi e, non certo ultimo, gli oggetti con cui abbiamo quotidianamente a che fare. Inutile spiegare ciò che è evidente a tutti, ovvero l’aumento esponenziale del tempo con cui interagiamo tutti i giorni con i dispositivi digitali ed elettronici, elementi sempre più determinanti della nostra esistenza e di fronte ai quali moltissime persone passano molte ore della giornata, sia per questioni lavorative che per scelta “ludica”. Di fronte a questa inevitabile tendenza della modernità, si sono moltiplicate le domande sugli effetti sulla salute dell’utilizzo intensivo di tali dispositivi, un dibattito aperto e molto vasto che abbraccia al suo interno un gran numero di temi, ciascuno importante: dalle radiazioni magnetiche alla sedentarietà, passando anche per gli effetti della luce blu, spesso indicata come nociva soprattutto se associata a “fonti ravvicinate” come possono essere TV, tablet o computer. Ma è tutto vero? Ed è così reale il rischio? Un interessante comunicato, a firma degli esperti di Zeiss, fa chiarezza su questo tema fra consigli, evidenze scientifiche e falsi miti.

La luce blu: pericolosa ma anche indispensabile

Huanine, Isole della Società
La luce blu non è altro che uno degli spettri luminosi di cui la luce naturalmente si compone e, precisamente, quello che si colloca nei pressi della luce ultravioletta possedendo una luminosità particolarmente intensa. La luce blu è quindi del tutto naturale, presente nell’ambiente in qualunque momento dell’anno e con qualunque condizione atmosferica. Se questa è una evidenza, lo è altrettanto il fatto che la scienza medica indichi correttamente la sovraesposizione alla luce blu come un possibile fattore di danni alla retina, aumentando nel tempo il rischio di degenerazione maculare. Può inoltre portare a disturbi come affaticamento visivo, arrossamento e l’irritazione degli occhi e anche cefalee. Fuori di dubbio è anche il fatto che in ambienti interni l’utilizzo di dispositivi a luce fluorescente o led, come gli oggetti tecnologici, aumenti il tempo di esposizione e di conseguenza il rischio. Tuttavia, bollare la luce blu solo come un fattore negativo è un errore da non commettere: essa è infatti indispensabile al nostro corpo, stimolando per esempio la produzione di melatonina che costituisce il più potente regolatore del ciclo veglia-sonno del nostro organismo. Inoltre, la luce blu sollecita la retina inducendo il suo riflesso naturale in caso di sovraesposizione alla luce. La luce blu va quindi correttamente “filtrata” in ogni situazione – interna ed esterna – ma la sua esposizione mai “impedita” completamente.

Le lenti protettive Zeiss e la luce blu

tablet nella sabbia
Quello che è importante è, dunque, la scelta di una corretta protezione per i nostri occhi sia in situazione interne che esterne. Gli esperti Zeiss ricordano che, se effettivamente l’aumento esponenziale nell’uso dei dispositivi elettronici è un fattore di rischio, il cielo azzurro in una giornata di sole a mezzogiorno è 32 volte più luminoso di qualunque tablet. Da tale considerazione discende la necessità di vagliare le soluzioni protettive legandole alle specifiche esigenze e ai “momenti” della giornata. Un esempio in tal senso sono i prodotti Zeiss Skylet® e PhotoFusion®, lenti colorate e a scurimento automatico che bloccano differenti intensità di luce blu e offrono anche il 100% della protezione UV. Le lenti sono associabili anche con l’esclusivo trattamento Zeiss DuraVision® BlueProtect, sviluppato specificamente per persone che passano la maggior parte del loro tempo in interni e che sono esposti alla luce blu generata dagli schermi dei dispositivi a LED. Le lenti trattate riflettono parzialmente la luce blu proveniente da queste sorgenti, per garantire comunque una corretta percezione dei contrasti e salvaguardare la sua preziosa funzione di regolatore dei cicli sonno-veglia.


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