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Furto, i consigli della nostra psicologa

Può capitare a tutti di essere vittima di uno scippo o di un furto. Vediamo come superare il trauma e come aiutare chi ci è vicino, soprattutto gli anziani

Il furto, purtroppo, è una di quelle situazioni che può capitare a chiunque almeno una volta nella vita. Forse vi è già successo di essere stati borseggiati per strada o sui mezzi pubblici, che qualcuno vi ha rubato la patente, i documenti, l’auto o la bicicletta, di tornare dalle vacanze e di scoprire che in casa vostra sono entrati i ladri
Abbiamo chiesto aiuto alla nostra psicologa Sara Ronchi. Ecco i suoi consigli per superare questo trauma o per aiutare i nostri cari ad affrontare questa brutta esperienza:

Quali sono le emozioni più frequenti? Cambiano a seconda del sesso o dell’età?

Le reazioni psicologiche che si scatenano sono molteplici. Sicuramente c’è una differenza: gli anziani reagiscono con più paura rispetto ai giovani, così come le donne sono generalmente più preoccupate e ansiose degli uomini e son quest’ultime più coinvolte in reati come furti e scippi. L’insicurezza e la paura per la propria incolumità è molto forte dopo aver subito un atto del genere e bisogna anche sottolineare che l’aggressione fisica genera molta più angoscia che un furto in un appartamento che viene visto e vissuto come una “intrusione” nella propria vita personale.
In generale l’esposizione di un qualsiasi soggetto a questi eventi considerati “estremi” solitamente produce un reale stato di shock. Anche se l’evento traumatico dura solo secondi, pochi minuti o qualche ora, le conseguenze sull’individuo possono durare mesi e anche anni. Oltre all’evidente disagio fisico e al coinvolgimento emotivo derivante dall’evento subito, si somma il disagio derivante dalla perdita del proprio senso di autostimaci si sente deboli, incapaci di mantenere il controllo della situazione, impotenti, ansiosi.

Possono trasformarsi in una patologia o comunque in un trauma?

Sicuramente queste situazioni creano nella persona che le ha subite un vero e proprio trauma che può trasformarsi col tempo in una vera patologia e condizionare lo stile di vita futura in termini di relazioni e di contatti sociali. L’evento traumatico infatti viene spesso rivissuto dalla vittima attraverso il ricordo di quel terribile momento, attraverso sogni spiacevoli ricorrenti o con forme di  isolamento da luoghi o dalle persone che ricordano lo spiacevole evento.
L’intensità e la percezione del trauma sono un fatto molto soggettivo: il trauma non consiste tanto nell’evento in sé, ma nella traccia che quest’ultimo lascia dentro la persona e nel modo in cui la mente e il corpo reagiscono all’evento stressante. Gli effetti possono essere acuti e cronicizzarsi nel tempo e rientrare in quella patologia che viene definita Disturbo post traumatico da stress che comprende tutta una serie di sintomi più o meno gravi come la paura, la fobia, difficoltà nell’addormentarsi, nel mangiare, tachicardia, stanchezza cronica, apatia, senso di estraneità, irritabilità e vari disturbi psicosomatici come dolori articolari e mal di testa.

Come possiamo affrontare la situazione?

Sicuramente prendendo atto che la reazione davanti a un trauma è una reazione normale in cui tutti i sensi si mettono in allerta e quindi una risposta fisiologica dell’organismo e non una malattia. L’evento deve comunque essere adeguatamente rielaborato e trattato proprio per non generare i disturbi sopra elencati e trasformarsi in qualcosa di più serio. Bisogna quindi affidarsi a un bravo psicoterapeuta che aiuti l’individuo a superare questo momento critico della sua vita e che riesca a far riemergere l’autostima perduta e le proprie risorse personali. Questi episodi devono diventare da ostacolo a risorsa, nel senso che una volta metabolizzati possono e devono rendere l’individuo più forte, in grado di superare sul suo cammino altre fonti di stress che inevitabilmente la vita gli farà incontrare in modo sicuramente più positivo di prima, con coraggio e sicurezza.

Come possiamo aiutare amiche e parenti che hanno subito un furto o uno scippo? L’atteggiamento è diverso se la vittima è una persona anziana?

Se il trauma che hanno vissuto non è così grave da far intervenire un professionista possiamo aiutarli cercando di accompagnarli fisicamente per i primi periodi nelle loro commissioni di tutti i giorni e far sentire la nostra presenza rassicurante a fianco loro.
Quindi li accompagneremo in banca, in posta e in tutti gli altri posti evitando di lasciarli soli soprattutto se la persona in questione è anziana. La persona anziana ha infatti un periodo di recupero più lento di un giovane e quindi il comportamento nei suoi riguardi deve essere estremamente cauto. Questi eventi traumatici sono vissuti in modo molto devastante dagli anziani e la loro salute fisica ne risulta fortemente minacciata. Da uno studio del ministero interno inglese emerge un dato inquietante: l’anziano che si è visto entrare in casa i ladri o è stato vittima di una rapina ha il doppio delle probabilità di morire entro due anni dal fatto, rispetto ai coetanei che non hanno subito questo tipo di violenza. Questo dato non solo è allarmante ma deve far riflettere tutti, dall’intera società al singolo individuo.


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