Ferro: a cosa serve e in quali alimenti è contenuto

Componente essenziale di alcune indispensabili proteine, il ferro è un elemento essenziale per il nostro organismo, specialmente durante la gravidanza. Ecco a cosa serve e quali sono i valori ideali nell'uomo e nella donna.

Globuli rossi

“Duro come il ferro”. Se si pensa al ferro, la prima cosa che viene in mente è senza alcun dubbio il fatto che sia il più comune ed abbondante metallo della Terra, costituendo quasi il 35% del peso totale del nostro pianeta. È diventato talmente di uso comune che la parola “ferro” è utilizzata nel linguaggio come un sinonimo stesso di “metallo” e da sempre l’uomo lo ha individuato come un elemento fondamentale per la produzione di oggetti a lui utili, prima da solo e poi, ben presto, in leghe con altri metalli.

Il ferro è dunque un elemento di lunga e provata importanza nella storia dell’umanità. Ma se cambiando prospettiva ci concentriamo sulla fisiologia degli esseri viventi, finiremo per scoprire come anche qui il ferro costituisca un elemento fondamentale, svolgendo una grande quantità di compiti importanti in diverse forme di vita, animali e vegetali. Nei mammiferi, e quindi nell’uomo, il ferro è essenziale per il buon andamento di processi che coinvolgono svariati enzimi e proteine, ma principalmente ha un ruolo centrale nella produzione di due sostanze a dir poco fondamentali: l’emoglobina, ovvero quella particolare proteina contenuta nei globuli rossi che è l’elemento fondamentale nel processo di trasporto dell’ossigeno ai diversi tessuti del corpo e la mioglobina, ovvero un’altra proteina il cui scopo è quello di favorire la fissazione dell’ossigeno stesso nei muscoli.

Anemia

Il ferro nell’organismo

La presenza del ferro nell’organismo umano si può quantificare all’incirca intorno ai 6 grammi totali nell’uomo e ai 2 grammi nella donna, la maggior parte del quale si trova nell’emoglobina e nella mioglobina. Il corpo ha continuamente bisogno di compensare le perdite di tale importante elemento che viene via via disperso con i rifiuti organici, il sudore o il fisiologico rinnovo dei tessuti. Per questo, in un individuo adulto, il fabbisogno di ferro è quantificabile intorno ai 10 mg/giorno, valore che aumenta fino a tre volte tanto nel periodo della gravidanza, situazione dovuta al contemporaneo effetto delle modifiche nel metabolismo della madre e dell’importanza del ferro nella formazione del feto e nella corretta prosecuzione della gravidanza stessa. Per questo, accanto alla necessità di una dieta equilibrata che preveda il giusto impiego di alimenti ricchi di ferrocarni rosse, verdure a foglia verde, frutta secca, legumi ed anche il cioccolato “puro” – e di sostanze che ne favoriscano l’assorbimento come la vitamina C, l’acido citrico o il fruttosio, in gravidanza è consigliabile ricorrere ad integratori alimentari che possano compensare l’aumento di fabbisogno di ferro nel periodo della gestazione.

Carni rosse

Ferro: la sideremia alta e la sideremia bassa

La concentrazione del ferro nel sangue – ed in particolare la quantità di esso legata alla transferrina, la proteina “vettore” che fornisce il ferro all’organismo nelle diverse funzioni in cui viene utilizzato – si chiama sideremia: i valori della sideremia – che in un individuo adulto sono normalmente compresi fra i 53 ed i 167 microgrammi per decilitro di sangue negli uomini e fra i 49 ed i 151 nelle donne – misurano la corretta presenza di ferro e, di conseguenza, la sua eventuale necessità di integrazione o di contenimento. Un indicatore di sideremia bassa può rivelare un insufficiente apporto alimentare di ferro e quindi una dieta disequilibrata, può derivare da perdite consistenti di sangue sia traumatiche che mestruali o da problemi, contingenti o patologici, nel suo assorbimento come possono essere la celiachia: la carenza di ferro porta con sé un senso di stanchezza ed affaticamento, cefalee e nevralgie ed una maggiore facilità a contrarre infezioni. Un valore di sideremia alta, al contrario, può essere sintomo di uno scorretto utilizzo del ferro in ambito midollare o di una eccessiva diluizione dei globuli rossi, effetto in genere delle anemie.


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