Ernia al disco: una rivoluzionaria biotecnologia tutta italiana

Terapodisc sostituisce “temporaneamente” un disco danneggiato, favorisce la ricostruzione dei tessuti e viene assorbito nel giro di tre anni. Pronto il prototipo, a breve la sperimentazione

Chi ha avuto la non fortunata ventura di averci a che fare – e fra questi ci sono anche personaggi noti come Milly Carlucci che ne soffre da qualche tempo – potrà testimoniare che si tratta di uno dei più fastidiosi e dolorosi fra i problemi “fisici” che più comunemente possono verificarsi. Stiamo parlando dell’ernia del disco, un diffuso disturbo conosciuto anche come prolasso discale che colpisce la colonna vertebrale e che consiste in una “rottura” anche microscopica di quei piccoli elementi di tessuto – detti appunto “dischi intervertebrali” – che inseriti fra gli elementi ossei della colonna ne consentono il movimento e che possono perdere, sia con il passare degli anni sia in presenza di altri disturbi o traumi, perdere la loro elasticità ed irritarsi fino a rompersi. I dischi sono costituiti da un “nucleo polposo” centrale la cui consistenza è gelatinosa e da un “anello fibroso” esterno più rigido che contiene la polpa. L’ernia consiste in pratica in una lacerazione dell’anello esterno che causa una fuoriuscita del nucleo.

Lo studio del CNR

Naturalmente si tratta di una situazione che provoca dolore per la compressione che l’anomalia nel funzionamento del disco può comportare sui nei nervi circostanti sia nel midollo spinale. I sintomi sono diversi e variano, ovviamente, in funzione della “gravità” dell’irritazione del disco. Si va da dolori al collo e alle braccia – in genere primo “segnale” del disturbo – fino al formicolio e all’intorpidimento e, nei casi di rottura completa, a fitte dolorose ed intense. Ebbene, l’ernia del disco è un altro dei disturbi in cui il progresso medico e la scienza sembra poter alleviare con molta efficacia. L’ultimo ritrovato della biotecnologia in merito è tutto italiano ed arriva da una ricerca dell’Istituto per i polimeri, i compositi ed i biomateriali del CNR di Napoli. L’equipe italiana ha messo a punto una sorta di “cuscinetto” ipertecnologico in grado di “riparare” l’ernia favorendo la rigenerazione dei tessuti e biodegradabile nel giro di tre anni.

Terapodisc: un cuscinetto biodegradabile

Terapodisc
Si chiama Terapodisc ed i suoi vantaggi sono evidenti e facilmente intuibili: l’intervento per applicarlo al paziente è a bassissima invasività ed il suo assorbimento graduale da parte dell’organismo lascia il posto ad un “nuovo” disco rigenerato che riporta quindi la colonna alla normalità delle sue funzionalità precedenti. La tecnica diventa assai interessante soprattutto nei casi in cui l’ernia sia in stato molto avanzato o il danno al disco tanto grave da non poter essere, ad oggi, affrontato con un intervento chirurgico e l’utilizzo di una protesi. Terapodisc è una biotecnologia assolutamente innovativa che è stata messa a punto nell’ambito di una startup di bioricerca chiamata FasTissues: “simula” l’anello del disco con una struttura esterna in poliestere biodegradabile e la “polpa” con un gel a base di collagene. Il progetto ha già raggiunto la fase prototipale e sarà sperimentato nei prossimi cinque anni: è stato presentato nell’ambito del BioInItaly Investment Forum & Intesa San Paolo StartUp Initiative, forum organizzato da Assobiotec per divulgare nel mondo i migliori progetti biotech italiani.


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