Dieta dell'orologio

La “dieta dell’orologio”: non importa cosa mangi ma quanto e quando

Lo spuntino fuori pasto? Il nemico numero uno dell’alimentazione sana. Ora lo dice anche la scienza.

Dite la verità, ve lo ha sempre detto anche la mamma, o la nonna o la zia “saggia”: per dimagrire l’unica cosa che conta è mangiare meno e, corollario imprescindibile all’affermazione precedente, non mangiare mai fuori pasto.

E’ un vecchio ritornello che, dal profondo della saggezza popolare, ritorna alle nostre orecchie periodicamente come un vecchio ricordo che a volte si vuole cancellare – specie quando non si resiste ad un furtivo spuntino “non previsto” – e altre volte si decide fermamente di seguire per migliorare “finalmente” lo stato della nostra linea. Ebbene, quale che sia il vostro sentimento rispetto a questa semplice e controversa regola, oggi non ve la dovrete più vedere solo con il ritornello popolare, ma con la scienza stessa. Un recente studio condotto dal Salk Institute for Biological Studies di San Diego, in California, ha dimostrato “ufficialmente” che le nonne avevano ragione e che per dimagrire non conta tanto “cosa” mangiare, ma “quanto” e soprattutto “quando”. L’hanno chiamata famigliarmente la “Dieta dell’orologio”.

La regolarità al servizio della buona salute

Partiamo dai fatti: di fronte alla pletora di proposte dietetiche ognuna delle quali si focalizza su particolari alimenti o combinazioni degli stessi, scegliere non è mai facile. I ricercatori, pertanto, sono partiti da una evidenza diversa, quella che le popolazioni più longeve del pianeta sono quelle che hanno abitudini e ritmi alimentari assolutamente rigorosi e ripetitivi. L’esperimento è stato portato avanti utilizzando dei topi da laboratorio che sono stati sottoposti a quattro regimi alimentari diversi caratterizzati dallo stesso apporto calorico, ma ad un gruppo di cavie è stato permesso di alimentarsi quando volevano, ad un altro gruppo invece imposto un regime di alimentazione a scadenze precise, 8, 12 o 15 ore. Risultato evidente: il primo gruppo è uscito dall’esperimento obeso mentre il secondo agile e scattante anche se, qualche volta, era concessa qualche strappo alla regola. Le jeux sont fait: mangiare con regolarità aiuta a mantenersi sani ed in forma.

12 ore per mangiare

I risultati della ricerca hanno dunque validato anche scientificamente quanto il sentire popolare già sapeva: alimentarsi in modo regolare aiuta a regolare correttamente il nostro metabolismo, combatte l’accumulo di grasso in eccesso e contribuisce a prevenire tutte le malattie legate al disordine alimentare. Come affrontare una dieta efficace, dunque? Semplice, basta definire delle “finestre” temporali all’interno delle quali consumare i pasti e fare in modo che tali finestre siano distribuite nel corso della giornata in un arco temporale che va dalle 9 alle 12 ore. Superata questa soglia superiore, l’obesità diventa un pericolo reale. In pratica, la regola da seguire è quasi scheletricamente semplice: evitare di cedere a spuntini e merende al di fuori delle finestre stabilite e non mangiare nulla per almeno 12 ore di fila al giorno. Iipotizzando di consumare la prima colazione verso le 8 del mattino è importante “esaurire” i pasti entro le 20. Applicando quindi in modo scientifico la sana regola del “buon senso” e della “moderazione”, unici elementi a garantire un “risultato sicuro”.



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