Curarsi online, i pazienti fanno community

Cercare sintomi e malattie sul web è una pratica comune, tanto che su Google una ricerca su 20 riguarda la salute. Ma esiste anche una Sanità 2.0 che spesso è fatta da gruppi online di pazienti affetti dalla stessa patologia.

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Cercare sintomi e malattie sul web è una pratica comune, tanto che su Google una ricerca su 20 riguarda la salute. Consapevole di ciò, la società con sede a Mountain view ha deciso di fornire risposte più immediate e attendibili, mostrando un box con info scritte e verificate da medici. Nei prossimi mesi, spiega BigG, in Usa cercando una malattia sul motore di ricerca si accederà a sintomi, trattamenti, contagiosità e così via. “Non sono consigli medici – spiegano dall’azienda hi-tech – ma solo materiale a scopo informativo”. Il box sulla destra della pagina di ricerca è quello che Google già usa da qualche tempo per offrire informazioni su personaggi o fatti storici. Applicato alla salute, conterrà sintomi, trattamenti, diffusione, pericolosità e contagiosità di una malattia, insieme a illustrazioni scientifiche e autorizzate. Le informazioni, sottolinea Google, sono state compilate e verificate da un team di medici. L’obiettivo è poter acquisire nozioni di base per “facilitare le ricerche su altri siti web, o sapere quale domanda porre al medico”, scrive nel suo blog ufficiale la società. Proprio la consultazione di un medico sarebbe tra i programmi futuri di Google. Secondo indiscrezioni trapelate nell’autunno scorso, Big G starebbe lavorando su un nuovo servizio per mettere in collegamento le persone che cercano informazioni mediche sul web con un dottore in carne e ossa, attraverso una videochat.

Questo significa dunque che Google è in grado di sostituire il medico curante? Niente affatto. Un medico curante non è un semplice deposito di informazioni fisiologiche e anatomiche, non è nemmeno un divinatore capace di dedurre una condizione clinica facendo una semplice somma dei sintomi; il ruolo del medico è piuttosto quello di valutare quali sintomi debbano essere considerati indicativi di malattia e quali invece psicosomatici, deve saper individuare correlazioni tra la storia clinica del paziente e la sua condizione attuale; inoltre, cosa non meno importante, un medico è in grado di decidere come comunicare a un paziente la sua condizione, onde evitare che il corollario psicologico generato dalla malattia contribuisca a peggiorarla.

Altra cosa invece è rafforzare la conoscenza e promuovere un uso consapevole delle nuove tecnologie come supporto e integrazione ai servizi tradizionali offerti in campo medico. Una Sanità 2.0 che spesso è fatta da gruppi online di pazienti affetti dalla stessa patologia, come ad esempio il portale Pazienti.it, “un servizio che consente a chiunque, anche non avendo conoscenze di medici, di informarsi e di scegliere in modo consapevole”, spiega Linnea Passaler, medico e fondatore della piattaforma. Un sito, nato sull’onda del britannico Patient opinion e dello statunitense Patients like me, caratterizzato da una community dove le persone possono contattare specialisti, acquistare trattamenti oppure esami e trovare risposte ai loro quesiti. “Community che possono essere interessanti per il paziente che necessita di alcune nozioni basiche, ma che non possono e non devono sostituire il rapporto diretto con il medico e soprattutto non devono permettere in alcun modo la diffusione dei dati di salute”, precisa Filomena Polito, presidente dell’Associazione privacy and information healthcare manager.

“Il rischio ulteriore e concreto di un uso massiccio dei social network sulla salute – continua – è che una persona navigando in rete si faccia una sorta di autodiagnosi, anche per quanto riguarda i farmaci da assumere, e che voglia incontrare il medico solo per averne conferma”. Recentemente anche Facebook si è dimostrato interessato alla realizzazione di comunità online di supporto con l’intento di mettere in comunicazione tra loro gli utenti che soffrono di determinate malattie; in quest’ottica la società di Mark Zuckerberg avrebbe già contattato alcuni esperti nel campo medico e starebbe studiando delle app per migliorare lo stile di vita delle persone.


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