Clamidia: cause, sintomi e cure

Il contagio da chlamydia trachomatis costiuisce la malattia a trasmissione sessuale più diffusa al mondo, ma ha anche una importante casistica di passaggio madre-figlio.

chlamydia trachomatis
chlamydia trachomatis

Si chiama Chlamydia trachomatis, è un batterio parassita intracellulare che appartiene alla famiglia delle Chlamidyacee ed è l’unico appartenente alla sua specie ad avere conseguenze nocive per l’uomo. È infatti il responsabile della malattia infettiva a trasmissione sessuale (MTS) più diffusa al mondo – oltre cinquanta milioni di casi stimati ogni anno – e che, appunto, più conosciuta sotto il nome di clamidia. Si tratta quindi si una infezione inquadrata generalmente nella famiglia dele MTS e fra di esse possiede la particolarità di essere assai più diffusa nelle donne che nell’uomo, contrariamente a quanto non avvenga per altre patologie analoghe cui per altro può essere associata in diverse casistiche. L’infezione da clamidia, benchè così diffusa, ha nella stragrande maggioranza della popolazione adulta infettata una sostanziale assenza di sintomi – si parla per questo spesso di infezione “silenziosa” – o comunque una sintomatologia piuttosto trascurabile ma non per questo va sottovalutata, dal momento che in alcuni seppur limitati casi può sfociare in disturbi più gravi.

Clamidia: Significato, sintomi e possibili “degenerazioni”

chlamydia trachomatis
Se le modalità di trasmissione e, per contro, di limitazione del rischio di contagio sono evidenti, meno lo possono essere i sintomi cui però occorre prestare attenzione per scongiurare la degenerazione. L’infezione, infatti, che nella sua forma normale si limita al collo dell’utero, può in alcuni casi propagarsi lungo l’apparato riproduttore ed interessare le tube le ovaie e, per contatto, altre parti del basso ventre. In questo caso può portare a danni cronici, causare gravidanza extra-uterine e, nei casi più gravi, portare alla sterilità. Analogamente accade in caso di infezione maschile, dove ad essere interessati da una estensione dell’infezione sono i testicoli e, in ultima analisi, l’esito peggiore è anche qui la sterilità. Tale peggioramento del quadro infettivo non avviene necessariamente in concomitanza con l’aumentare dei sintomi “semplici” – prurito, fastidio, dolore durante la minzione – e per questo motivo, qualora la condotte di vita e le abitudini portino ad aumentare il fattore di rischio, è buona norma sottoporsi periodicamente ad una analisi diagnostica, che in genere consiste nel prelievo di un tampone da analizzare in laboratorio.

La clamidia in gravidanza e la clamidia oculare

chlamydia trachomatis
Benchè sia comunemente classificata come MTS, la clamidia ha in realtà un altro importnate canale di contagio, ovvero il parto dove la trasmissione può avvenire dalla madre infetta al figlio nascente, con una percentuale di trasmissione  che sfiora il 70% dei casi. Per questo motivo il monitoraggio durante la gravidanza e la sua tempestiva cura in caso di insorgenza sono molto importanti per prevenirne la trasmissione mamma-bambino e le conseguenze patologiche in quest’ultimo. La più comune delle conseguenze di una infezione da clamidia nel neonato è la congiuntivite che ha una incidenza intorno al 70% del totale dei piccoli infettati. Si manifesta dopo il quinto giorno di vita ed ha un decorso “naturale” – la cui durata può essere diminuita combattendo direttamente l’infezione stessa con l’eritromicina – che non lascia alcun danno permanente in caso di terapia adeguata. La seconda possbilie conseguenza, spesso accompagnata dalla congiuntivite è una forma di polmonite neonatale che ha una incidenza in circa il 20% dei casi: si manifesta fra la terza e la dodicesima settimana di vita e anche in questo caso, se correttamente trattata, ha un decorso benigno anche se può avpersistere per un periodo piuttosto lungo, anche fino a diverse settimane.


Vedi altri articoli su: Salute |

Commenti

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *