Cancro e protesi mammarie: la parola ai chirurghi plastici

Una nota dell’AICPE, l’Associazione Italiana dei Medici Chirurghi Plastici, tende a tranquillizzare l’opinione pubblica sollecitata dai recenti allarmi sollevati dall’Istituto dei Tumori Francese

Il dibattito sulla “sicurezza” delle protesi mammarie utilizzate nella pratica della chirurgia plastica femminile – che, lo ricordiamo, non sono sempre e solo un mero problema “estetico” ma che a volte sono parte integrante di interventi di ricostruzione legate a particolari patologie e terapie e che in questo senso svolgono spesso un importante lavoro di supporto psicologico alle pazienti – è già stato al centro dell’attenzione internazionale, come accaduto per esempio nel noto e controverso caso delle protesi prodotte dall’azienda francese Pip che nel 2011 portò ad una serie di conseguenze anche sulle singole pazienti – rimozione delle protesi e quindi doppia operazione chirurgica – e polemiche a non finire la cui eco non si è ancora spenta. Il tema è stato di nuovo sollevato di recente ancora una volta dalla Francia e da un organo ufficiale come l’Istituto Nazionale dei Tumori transalpino secondo cui esiste una relazione fra il rischio di sviluppo del linfoma anaplasico a grandi cellule, una forma tumorale non Hodgkin piuttosto aggressiva, e l’utilizzo di protesi mammarie al silicone con la considerazione di alcuni casi – per ora assai pochi in verità – verificatisi nell’Esagono.

L’intervento tranquillizzante dell’AICPE

Va immediatamente detto che i numeri non sono particolarmente rilevanti e che la scarsezza dei casi registrati – 18 in Francia e 173 in tutto il mondo a fronte di milioni di protesi impiantate – impedisce di arrivare a certezze scientifiche suffragate da dati statistici con un campione adeguato, ma tanto basta per far ricominciare il dibattito e, non è difficile immaginarlo, per far inquietare le molte donne che alla protesi hanno già fatto ricorso confidando nella loro innocuità per la salute. Sul tema, anche per evitare inutili allarmismi e conclusioni affrettate, è intervenuta di recente l’Associazione Italiana Chirurgia Plastica ed Estetica (AICPE) – associazione di categoria nata nel 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza sul tema della chirurgia estetica – per bocca del suo Presidente Mario Pelle Ceravolo, ricordando prima di tutto il contenuto della recente circolare del Ministero della Salute secondo cui le protesi mammarie continuano ad essere considerate sicure e senza sostanziali rischi per la salute.

Rimane l’importanza dei controlli

Il tema è certamente importante e, doverosamente, deve essere trattato con la dovuta cautela, senza trascurare le segnalazioni provenienti d’Oltralpe, ma anche senza trasformarle in sentenza sommarie prive di certezza. Anche rispetto alla vicenda Pip sopra ricordata, lo stesso Pelle Ceravolo ricorda come l’inutile allarmismo portò in Francia a numerosi ed ingiustificati interventi di rimozione a fronte di evidenze scientifiche successive secondo le quali quelle protesi, pur essendo soggette a rotture più frequenti rispetto alle altre, non avevano alcun effetto sulla salute né alcun legame con l’insorgenza di tumori. Una posizione peraltro confermato anche allora dal Ministro della Salute. Per l’AICPE la situazione di allora si ripresenta analoga oggi, tanto da ribadire che allo stato attuale delle ricerche non sembra esserci alcuna correlazione fra il cancro e l’utilizzo delle protesi al seno. Certo, viene ribadita l’importanza, a prescindere da ciò, del monitoraggio e del controllo costante – almeno annuale – cui le “Impiantate” devono sottoporsi per verificare la situazione e monitorare eventuali deformazioni o alterazione. Questa non è dunque cosa da legarsi al problema dei tumori, ma semplice norma di comportamento da seguire e prassi medica ampiamente condivisa.


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