Appendicite: cause, sintomi e rimedi

L'infiammazione acuta all'appendice è la causa più comune di intervento all'addome. Ma dove si trova l'appendice? E cosa fare in caso di "crisi"? Ecco alcuni suggerimenti sul tema.

Appendicite

L’appendice vermiforme non è, come potrebbe suggerire il suo nome, un buffo insetto che possiamo incontrare per la strada o in campagna: si tratta invece di una protuberanza dalla forma di un tubicino del diametro di meno di un centimetro che si trova nell’ultima parte del nostro intestino, ovvero quello crasso. L’appendice ha due particolarità che la rendono quanto meno originale: la prima consiste nel fatto, assai curioso, che nel corso dell’evoluzione dell’organismo umano lungo i secoli e lungo la storia, se ne sia completamente persa l’utilità. Infatti è una di quelle parti del nostro corpo che gli esperti chiamano “vestigia”, ovvero che, pur rimanendo presenti dal punto di vista anatomico, sono il retaggio di un passato in cui avevano una specifica funzione che hanno poi progressivamente perduto nel percorso evolutivo. In pratica, in parole semplici: l’appendice non serve assolutamente a nulla  e sembra si tratti di quello che rimane dello stomaco erbivoro di qualche nostro remoto progenitore. La seconda particolarità dell’appendice sta nel fatto che la sua infiammazione costituisce una delle più diffuse e consuete patologie dell’apparato digerente conosciute nel mondo, tanto che è la causa in assoluto più frequente per la quale si ricorre a un intervento chirurgico a livello dell’addome.

L’appendicite cronica

Appendice

Si calcola che il 7% della popolazione mondiale sia soggetto, prima o poi, a un attacco di appendicite e che l’1% sia costretta a ricorrere all’intervento. Solo in Italia, ogni anno si effettuano oltre cinquantamila appendicectomie. Il fatto che tale incidenza sia decisamente inferiore in Africa e Asia rispetto all’Europa, fa pensare che un regime alimentare povero di fibre, possa avere una qualche influenza nella sua insorgenza, cosa che la rende una malattia tipicamente occidentale.

Stante quanto abbiamo detto prima, comprendere cosa sia una appendicite è piuttosto semplice: si tratta infatti dello stato di infiammazione di questo esile peduncolo del nostro intestino, uno stato che può essere inquadrato in due macro-categorie: l’appendicite cronica e quella acuta. Nella prima lo stato di infiammazione è “permanente” e può dipendere da una disfunzione “originaria” che può essere di diversa natura o anche da uno “strascico” lasciato da un episodio precedente acuto magari risoltosi spontaneamente.

L’appendicite acuta: le cause

Di gran lunga più frequente è però l’appendicite in forma acuta, nella quale l’infiammazione è dovuta alla “occlusione” o comunque da una ostruzione anche parziale della cavità dell’appendice che può essere conseguenza di diverse situazioni: un ristagno imprevisto di materiale digerito o di scorie, un aumento irregolare dei follicoli linfatici che rivestono la parete interna dell’appendice dovuta a una infezione in corso oppure la presenza, seppur rara, di un corpo estraneo. L’occlusione, qualunque ne sia la causa scatenante, porta in genere con se un processo infiammatorio che può anche sfociare in una escalation di virulenza e alla formazione di materiale purulento, alla eventuale cancrena dei tessuti e, nei casi più gravi, alla perforazione del tessuto intestinale: la peritonite. Può capitare il fatto che l’occlusione si risolva prima che l’infezione diventi irreversibile e in quel caso il processo infiammatorio regredisce.

L’appendicite nei bambini

Per la natura stessa dell’appendicite e per la “vita naturale” del tessuto che forma l’appendice vermiforme, l’insorgenza di questa patologia conosce una incidenza assai elevata soprattutto fra i dieci e i trent’anni e in particolar modo in soggetti di sesso maschile. Nei neonati e nei bambini piccoli le ridottissime dimensioni dell’appendice e la scarsa presenza dei follicoli linfatici non ancora sviluppati, rende i casi di appendicite assolutamente rari. Stessa cosa vale invece per chi è in età avanzata che, data l’atrofia dell’intestino, molto difficilmente può incorrere in una forma occlusiva.

Medico e paziente

L’appendicite: sintomi e modalità di insorgenza

Al di fuori della fascia di età fra il secondo e il terzo decennio di vita, la probabilità che un attacco di appendicite si manifesti è sostanzialmente uguale fra femmine e maschi. Pur essendo un organo così piccolo e, se vogliamo, insignificante in quel complesso e meraviglioso ingranaggio che è il corpo umano, l’infiammazione dell’appendice può avere conseguenze assai destabilizzanti per tutto l’organismo. La sua degenerazione in peritonite può comportare gravi complicanze e disfunzioni che possono, in qualche caso, portare addirittura alla morte. Per questo, un dolore che sia compatibile con quello sintomatico dell’appendicite non va preso sotto gamba e dovrebbe consigliare l’immediato ricorso a un medico, che si preoccuperà di effettuare tutte le dovute verifiche del caso. Tipicamente, una infiammazione dell’appendicite comincia a manifestarsi con un senso generale di spossatezza e di malessere, un lieve stato febbrile e una prima “slava” di dolori localizzati nell’addome all’altezza dell’ombelico. Nelle ore successive, il dolore diventa sempre più acuto fino a essere lancinante e a localizzarsi più precisamente nella “sede” naturale dell’appendice, ovvero tra l’ombelico stesso e l’osso dell’anca destra. Spesso il dolore è accompagnato da disturbi gastro-intestinali come vomito e diarrea.

L’appendicite: prevenzione, diagnosi e cura

Fibre
Da un punto di vista medico va subito detto che la distinzione fra patologia cronica e acuta ha scarsa importanza: infatti in entrambi i casi quando il livello di dolore è elevato e il rischio di degenerazione concreto, il trattamento chirurgico resta la principale e inevitabile soluzione. Benché i sintomi sopra descritti siano piuttosto indicativi, possono essere anche “confusi” con quelli di altre malattie infiammatorie di quella regione del corpo: anche per questo motivo la diagnosi deve essere per forza fatta da un medico che si può avvalere di diversi strumenti diagnostici per individuare correttamente il problema, fra cui quello più decisivo è probabilmente una ecografia addominale. La diagnosi deve essere tempestiva: è ovvia infatti la considerazione secondo cui più il problema è individuato per tempo, più l’infezione è controllabile e il rischio di degenerazione basso. Come già accennato, una fase acuta viene efficacemente risolta solo dalla appendicectomia, un intervento oggi di routine che in genere non lascia strascichi ed è una soluzione definitiva. Nelle forme croniche e acute meno gravi – e non ci stancheremo mai di dirlo solo sotto una precisa e consapevole direzione medica – un trattamento antibiotico in presenza di infezione batterica, una dieta a base di liquidi e l’uso di lassativi e analgesici può rivelarsi efficace nell’alleviare il dolore e “superare” la crisi. In genere, tali misure sono invece soltanto collaterali all’operazione e favoriscono il decorso post-operatorio o la fase della sua preparazione. Essendo causata da un evento “imprevisto” come una occlusione, l’appendicite è difficilmente prevenibile. Comunque è accertato che una dieta ricca di fibre che favorisce la depurazione dell’intestino, diminuisca le probabilità della formazione di accumuli potenzialmente ostruttivi, riducendo quindi il rischio che la patologia si manifesti.


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