Un’altra vita, la poesia per uscire dall’abuso e dalla violenza

Una donna racconta la sua esperienza di crudeltà domestica attraverso una raccolta di versi e un'intervista esclusiva

violenze sulle donne

È possibile un’altra vita per le donne vittime di abusi e violenze? C’è chi dice sì, anche grazie alla poesia che ha poi racchiuso nella raccolta Un’altra vita. Il libro è il racconto in versi di una storia di crudeltà domestica che la stessa autrice, che usa lo pseudonimo di Giovanna Campo, ha provato sulla sua pelle perdendo l’autostima, la fiducia e persino la salute.
Abbiamo voluto capire di più dalla sua vicenda ed ecco la nostra intervista…

Quando hai iniziato a scrivere poesie?

La scrittura è lo strumento espressivo che mi è più congeniale, da sempre ma fino a un certo punto della mia vita mi capitava di scrivere cose così insignificanti che non piacevano neppure a me. Ero come imprigionata dalla paura di guardare in faccia la realtà, di essere sincera con me stessa. Ho dovuto toccare il fondo, stare così male da dovere chiedere aiuto a uno psicoterapeuta, per poter aprire gli occhi.

un'altra vita violenza psicologica
Una raccolta di versi per raccontare e uscire da un incubo
Questo è il tuo primo libro. Che cosa hai provato a vederlo stampato?

Sembra una banalità, eppure è vero, la tua opera è un po’ come un figlio. Metafore a parte, per me è stato molto importante, per diversi motivi. Perché scrivere innanzitutto aveva un effetto liberatorio. Inoltre pensavo che se fossi riuscita a fare dei miei versi una raccolta e fossi riuscita a pubblicarla, avrei potuto dare voce, magari aiutare, altre donne nella mia situazione e non avrei sofferto invano.

Perché hai deciso di raccontare qualcosa di così personale?

Si tratta di un’esperienza molto dura da vivere e altrettanto problematica da raccontare, soprattutto “mettendosi allo scoperto”. Si deve superare il pudore, la vergogna, il timore di essere criticate. Ma non è tanto questo, perché il desiderio di fare sentire la propria voce è più forte. La cosa peggiore invece è che, insieme alla propria, si calpesta anche la privacy di molte persone che si amano, soprattutto quella dei figli che invece, già provati da tante difficoltà, hanno bisogno di essere protetti. Ci ho pensato a lungo, con la raccolta finita fra le mani. Alla fine ho deciso di usare uno pseudonimo.

Si poteva prevenire questa situazione?

Difficile da dire. Forse se avessi sentito parlare di violenza sulle donne, di abuso psicologico, di mobbing familiare, se avessi saputo dell’esistenza di una simile patologia della relazione, non ci sarei cascata oppure ne sarei uscita molto prima. Per questo credo che se ne debba parlare tanto, che si debba lavorare sulle nuove generazioni.

Il fatto di essere madre di due bambini ha complicato le cose?

Sì. Per molto tempo ho continuato a pensare che fosse mio dovere tenere insieme un nucleo familiare. Però a un certo punto mi sono accorta di quanto questa situazione psicologicamente violenta coinvolgesse anche il loro equilibrio. Alla fine quello che mi ha dato forza, o forse che mi ha autorizzato a reagire, è stato proprio il pensiero di fare la cosa più giusta per i figli.

Riesci a spiegarci come riconoscere una violenza psicologica? Perché forse questa è la cosa più difficile…

In effetti questo genere di violenza ha un andamento subdolo. Il maltrattatore all’inizio si presenta come il migliore degli uomini fino a quando ha ottenuto la tua fiducia. Poi iniziano le violenze psicologiche che all’inizio disorientano: tutto quello che fai non va bene, pretende sempre di più fino all’impossibile, non è mai soddisfatto. Inizia a metterti in discussione, a umiliarti in privato e in pubblico, inizia insomma la sua opera di demolizione della tua autostima. Per essere più efficace ti isola dagli amici e dalla famiglia, prende il controllo anche della tua situazione economica… l’elenco delle violenze è lungo. Difficile spiegare come l’azione del violento psicologico si insinui nella vita della vittima devastandola. Gli americani, che sono dei pragmatici, hanno stilato dei test da autosomministrarsi per verificare se ci si trova in un contesto di violenza. Si trovano su tutti i siti dei centri antiviolenza.
Io, alle ragazze che mi fanno questa domanda, rispondo che un rapporto affettivo semplicemente dovrebbe farti stare bene. Se soffri, se sei a disagio devi cominciare a farti delle domande.

Ti sei affidata a un’associazione. Come sei riuscita a trovarla?

Già da un anno ero in psicoterapia, stavo malissimo ma non riuscivo a mettere a fuoco davvero il problema. Ero perennemente a caccia di qualunque testo potesse aiutarmi a chiarire le idee su quello che stava succedendo fra me e il mio compagno. Sono incappata in un saggio divulgativo sul mobbing familiareCalci nel cuore dell’avvocato Bernardini De Pace. Mentre leggevo mi rendevo conto che si parlava di quello che era successo e che ancora stava succedendo a me. In appendice c’erano gli indirizzi dei centri antiviolenza: ho telefonato al più vicino, il giorno dopo ero al centro.

Hai ancora fiducia negli uomini?

Quando si esce da una situazione simile è difficile abbandonarsi a un’altra storia sentimentale. E forse sotto un certo aspetto è meglio così. Da una parte c’è un grande desiderio di un rapporto nuovo e diverso, dall’altra un’enorme paura di ricadere in un rapporto malsano. Basti pensare che nei centri di aiuto contro la violenza alle donne, c’è chi si occupa di sostenere i nuovi compagni delle vittime. Anche per loro non è facile…
In me ha prevalso la fiducia: ho due figli maschi e degli amici uomini che stimo e di cui ho fiducia, persino un amore nuovo. Ma è passato parecchio tempo.

Un’altra vita è possibile per chi subisce un abuso?

Le ferite sono profonde, ci vuole tempo perché si rimarginino, le cicatrici poi rimarranno sempre.
Per quanto mi riguarda però rispondo di , un’altra vita io la sto già vivendo e vedo che è la stessa cosa per molte donne che conosco. Abbiamo la capacità di rinascere dalle nostre ceneri, più forti di prima, come dico nell’ultima poesia della raccolta.


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