Rifiuta il velo: campionessa di scacchi si ritira dal campionato

Un'altra giocatrice si ritira dai campionati di scacchi, poiché costretta a indossare il velo.

Soumya Swaminathan
Soumya Swaminathan, campionessa indiana di scacchi.

La campionessa indiana di scacchi Soumya Swaminathan, si è ritirata dalla prestigiosa Asian Nations Cup Chess Championship, che avrà luogo in Iran il prossimo mese, perché fortemente contraria alla decisione dell’organizzazione di obbligare le partecipanti ad indossare il velo.

Si allunga così l’elenco delle atlete che hanno deciso di ribellarsi ai precetti dell’islamismo più conservatore – quale è quello dell’Iran e dell’Arabia Saudita – rifiutandosi di accettare una tradizione secolare.

Già precedentemente, i campionati del mondo dell’Arabia Saudita avevano dovuto fare a meno della campionessa ucraina Anna Muzychuk, detentrice di due titoli mondiali, che aveva scelto di non partecipare e di perdere automaticamente i titoli, piuttosto che sottomettersi alle regole saudite. Così aveva giustificato la sua coraggiosa decisione: “mi sono ritirata per non giocare secondo le regole altrui, non indossare un velo, non essere scortata in giro e non sentirmi una sottospecie umana”. Anche la sorella Mariya, scacchista, si era rifiutata di competere.

Non è la prima volta che l’Iran si trova in una simile situazione: era già balzata alle cronache la notizia dell’espulsione dalla Federazione Iraniana di scacchi della giovane promessa di Teheran, Dorsa Derakhshani, tre volte campionessa asiatica giovanile, perché colpevole di aver partecipato a una competizione internazionale senza indossare il velo.

L’Iran, infatti, non concede alle donne la possibilità di presentarsi in pubblico con la testa scoperta. Ma la comunità scacchistica internazionale non è rimasta indifferente: Dorsa ha ricevuto subito grande sostegno, ed è stata invitata a unirsi alla federazione statunitense, per la quale attualmente compete.

La decisione di “ribellarsi” sta diventando sempre più frequente, e si è già visto, in riferimento al movimento #metoo, come sia importante creare un precedente, in modo da ispirare comportamenti simili e dare forza a quelle donne che, da sole, non avrebbero il coraggio di agire.

Soumaya ha dichiarato sulla sua pagina Facebook: “mi scuso con il mio paese per non poter essere presente fra le fila del team Indiano alla prossima Asian Nations Cup, ma non accetto di essere obbligata a indossare il velo. Trovo che la legge iraniana violi i miei diritti fondamentali, inclusi il mio diritto alla libertà di espressione, di pensiero, di coscienza e di religione. Sembra che in questo momento l’unico modo per difendere i miei diritti sia non andare in Iran”.

E continua – “Sono molto delusa dal fatto che i diritti e il benessere dei giocatori siano considerati così poco importanti quando vengono organizzati campionati ufficiali. Posso capire che gli organizzatori ci chiedano di indossare la divisa della nostra nazione, ma non posso assolutamente accettare di essere costretta a indossare un simbolo religioso per partecipare a una manifestazione sportiva. È un grandissimo onore per me rappresentare l’India tutte le volte che gareggio per la squadra nazionale, e mi dispiace profondamente di non poter partecipare a un campionato così importante. Ma, per quanto per noi sportivi lo sport abbia spesso la massima priorità nella nostra vita, ci sono delle cose sulle quali non si può scendere a compromessi.


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