Intervista ad Agnès Jaoui, l’Aurore di 50 Primavere al cinema dal 21 dicembre: “A cinquant’anni non siamo invisibili!”

Una storia di emancipazione femminile al centro della brillante commedia di Blandine Lenoir, con Agnès Jaoui nel ruolo di protagonista, dal 21 dicembre al cinema: ecco come l'attrice racconta la sua Aurore.

Agnès Jaoui protagonista della commedia 50 Primavere, dal 21 dicembre al cinema.
Agnès Jaoui protagonista della commedia 50 Primavere, dal 21 dicembre al cinema.
  • Agnès Jaoui protagonista della commedia 50 Primavere, dal 21 dicembre al cinema.
  • Agnès Jaoui sulla locandina di 50 Primavere, dal 21 dicembre al cinema.
  • Agnès Jaoui al Festival France Odeon a Firenze.
  • Pascale Arbillot e Agnès Jaoui in 50 primavere.
  • Agnès Jaoui protagonista di 50 Primavere.
  • Thibault de Montalembert è il primo amore di Aurore.
  • Agnès Jaoui è Aurore, cinquantenne in crisi nel film 50 Primavere.
  • Aurore al lavoro in 50 Primavere.
  • Agnès Jaoui canta e balla in 50 Primavere.
  • Agnès Jaoui canta e balla in 50 Primavere.
  • Aurore e le sue tre figlie in 50 Primavere.
  • Agnès Jaoui in 50 Primavere.
  • Agnès Jaoui presenta 50 primavere a Firenze.
  • Agnès Jaoui ospite del festival del cinema francece France Odeon a Firenze.

La commedia francese si conferma più viva e creativa che mai con 50 Primavere, film della regista e sceneggiatrice Blandine Lenoir con protagonista la brillante Angnès Jaoui.

Film 50 primavere
Il poster di 50 primavere

Commedia al femminile, dal titolo originale Aurore come il nome della sua protagonista, dopo un’ottima accoglienza in patria il film approda nelle sale italiane dal 21 dicembre, distribuito da BIM, col titolo 50 primavere, che allude alla soglia dei cinquant’anni d’età e alle conseguenze che il suo superamento può comportare per la vita di una donna.

Separata dal marito, licenziata da lavoro, con una figlia incinta e un vecchio amore che si rifà vivo all’improvviso per puro caso, Aurore affronta i cambiamenti della sua vita in bilico tra la paura di nuove delusioni e la voglia di non sentirsi, a cinquant’anni, invisibile e ormai destinata a vivere una vita all’ombra di sé stessa. L’interpretazione di Agnès Jaoui, già memorabile in On connaît la chanson del maestro Alain Resnais, rende al meglio tutte le sfumature di questo personaggio e le sue emozioni, dalla paura per il corpo che va incontro alla menopausa alla voglia di provare ancora sentimenti che la facciano sentire viva.

50 Primavere non è solo un film sulla paura di invecchiare, sulle tragicomiche novità che si affrontano entrando in una nuova fase della vita, ma è anche un modo per mostrare come quel terrore dell’età che avanza sia spesso solo una sovrastruttura imposta dalla società e che si può sfuggire alla malinconia del tempo che passa cogliendo opportunità insperate.

Un film che unisce ilarità e riflessione, momenti di ironia anche surreali (come quelli cantati e ballati della protagonista) e di commozione, una storia di emancipazione che spinge ad interrogarsi non solo dal punto di vista femminile.

Abbiamo incontrato Agnès Jaoui a Firenze lo scorso ottobre in occasione della presentazione del film al Festival del Cinema Francese France Odeon, in scena presso il Cinema La Compagnia con un’ampia rassegna di proiezioni ed eventi. Con lei abbiamo parlato di 50 Primavere e della sua protagonista, ma anche del prossimo progetto che la vede nuovamente al fianco di Jean-Pierre Bacri, ex marito con cui ha recitato e sceneggiato i 4 film da lei diretti Il gusto degli altri (2000), Così fan tutti (2004), Parlez-moi de la pluie (2008) e Quando meno te l’aspetti (2013).

Film 50 primavere
Agnès Jaoui al Festival France Odeon a Firenze.

L’impressione, soprattutto in certe scene come quelle in cui si gioca con l’immaginazione della protagonista, è che lei si sia divertita molto a girare 50 Primavere, è così?

Sì, assolutamente! Il film è stato molto allegro e divertente da girare: lo abbiamo girato nel periodo degli attentati e per noi andar via dalla città, raggiungere La Rochelle (regione francese della Nuova Aquitania, nda) permetteva di respirare la leggerezza di una città tranquilla e calma e questo ha giovato molto al clima sul set. Poi ha contribuito il fatto che Blandine sapesse che sono anche una cantante e ha voluto usare questo talento nel film.

Come ha affrontato la preparazione del personaggio, cosa le è risultato difficile e cosa invece più immediato?

La vera difficoltà sorge quando un ruolo non ha consistenza, ma in questo caso non ce n’è stata. Abbiamo fatto un lavoro molto interessante anche sull’estetica e sui costumi, con abiti attillati e sgargianti che rendevano il personaggio sempre più visibile nel suo percorso personale di contro all’invisibilità che sembra portare con sé il fatto di avere cinquant’anni.

Aurore affronta i cambiamenti dei suoi 50 anni quasi con le incertezze di un’adolescente: la gravidanza di sua figlia che la preoccupa come al tempo l’aveva preoccupata la sua, la ricerca di un nuovo lavoro, il primo appuntamento con un vecchio amore. Lei l’ha interpreta più come una crisi di mezza età o una nuova giovinezza?

Sono giuste entrambe le cose. Blandine descrive questa sorta di nuova adolescenza di donne che si ritrovano sole, finalmente libere, ma è una libertà che può essere vertiginosa perché non la si prova più da molti anni. E non a caso il mio personaggio ritrova un amore di giovinezza. Il film è importante anche perché affronta il cambiamento fortissimo per tutte le donne, un cambiamento nel fisico, nel metabolismo, di cui si parla pochissimo: pensavo che questa storia delle caldane, dei dolori, degli sbalzi umorali, non esistesse davvero ma siamo in realtà molto ignoranti in merito a quel che succede al corpo delle donne. Cambia anche lo sguardo degli uomini, forse in Italia questo è ancora più visibile: è assurdo che all’età di cinquanta anni quando si comincia ad essere a proprio agio col proprio corpo, sembra sia tutto finito. Lo sguardo degli uomini, che da giovane ti crea imbarazzo e va addomesticato, quando diventa una sensazione piacevole, improvvisamente sparisce. Si diventa invisibili all’improvviso. Se una donna ha costruito la sua identità sul rapporto con gli uomini, questo può diventare un momento disastroso.

Ad un certo punto del film il medico dice che dopo i trent’anni per il corpo inizia il declino. Per le attrici dopo i trenta o quarant’anni continua ad essere difficile trovare ruoli di rilievo o qualcosa sta cambiando nel cinema europeo?

Se si investe solo sulla propria giovinezza è naturale che la propria carriera si inceppi molto rapidamente: ci sono sempre attrici più giovani e belle, io anche a vent’anni ero più vecchia di tante giovani attrici. Se si pensa ad Édith Piaf, Anna Magnani, Judi Dench non si pensa mai alla loro età ma al loro talento di attrici, alla loro bellezza interiore, a quello che trasmettono. Naturalmente se una ha costruito la propria vita sulla sua bellezza è destinata ad uscirne sconfitta. Se si pensa ad una donna come Charlotte Trampling (qui la nostra intervista all’attrice de L’altra metà della storia, nda), famosa addirittura per la sua bellezza, ma che ha continuato a lavorare sulla sua interiorità, secondo me è una questione di scelta: non resteremo incastrate in un’immagine finché riusciremo ad esprimere qualcosa della nostra interiorità, a prescindere dall’età.

In Italia negli ultimi anni si parla molto di rottamazione, di eliminare il vecchio come fosse inutile: c’è secondo lei un giovanilismo imperante nelle nostre società che in alcuni casi diventa anche un po’ ridicolo?

Questa è la tematica del mio prossimo film con Jean-Pierre Bacri, la paura della vecchiaia, che non riguarda solo le donne ma anche gli uomini: in questo mondo in cui si dice che la giovinezza è ciò che abbiamo di più importante e meraviglioso, che non bisogna sentirsi vecchi né vecchie, noto che anche gli adolescenti usano l’arma della vecchiaia per sentirsi superiori rispetto ai genitori. Segno che il mito di Faust, nel 2017, è ancora attualissimo.


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