Obesità ginoide e androide: come perdere peso

Obesità ginoide e androide: di cosa si tratta? Ma soprattutto come rimediare?

Obesità ginoide e androide
Obesità ginoide e androide.

L’obesità è un fenomeno ampiamente diffuso a livello mondiale, come anche il sovrappeso.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresenta quella condizione di eccessivo accumulo di grasso corporeo, con conseguente aumento di peso e aumento del rischio di danni alla salute. Difatti favorisce l’insorgenza di malattie come il diabete mellito di tipo II, le cardiopatie, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie, i problemi articolari e i tumori.

Nella maggior parte dei casi è causata da stili di vita ed abitudini alimentari scorretti. Infatti è spesso legata ad una condizione di sedentarietà e/o ridotta attività fisica, con conseguente ridotto dispendio calorico giornaliero. Non può prescindere da un’alimentazione inadeguata dal punto di vista qualitativo e quantitativo: un’alimentazione ipercalorica, iperglucidica e/o iperlipidica rappresentano i fattori predisponenti all’eccesso ponderale.

Fortunatamente, nella gran parte dei casi, l’obesità è una condizione prevenibile, riducendo così l’impatto negativo sulla salute. Clinicamente si parla di obesità quando il BMI (Indice di Massa Corporeo) è superiore a 29,9.

Si distinguono tre tipologie di obesità: di primo grado (BMI fino a 34,9), di secondo grado (BMI fino a 39,9) e di terzo grado, quella più grave (BMI oltre 40).

La condizione di obesità presenta spesso delle differenze tra uomo e donna: difatti parliamo di obesità androide e ginoide. Secondo la definizione di Jean Vague nel 1950, l’obesità androide è tipicamente maschile, mentre quella ginoide è tipicamente femminile, nella fattispecie è presente nelle donne in età fertile. Vediamo in cosa consistono le differenze e quali sono le strategie ottimali per perdere peso.

Obesità androide

L’obesità androide, detta anche “a mela” o viscerale, è caratterizzata dall’accumulo di grasso nella zona addominale, toracica, dorsale e cervico-nucale.

L’accumulo di tessuto adiposo in zona addominale favorisce l’insorgenza di patologie come la sindrome metabolica, il diabete mellito di tipo II, l’iperuricemia, l’ipertensione arteriosa, le dislipidemie e la deposizione di grasso a livello epicardico (lo stato esterno del cuore). Il cuore pomperà sangue con più fatica, favorendo l’insorgenza di cardiopatie e problematiche respiratorie.

È un’obesità che generalmente riguarda il sesso maschile, in qualsiasi fascia di età, ma può interessare anche le donne, dalla menopausa in avanti. Con la menopausa, infatti, la donna perde la naturale protezione fornita dagli estrogeni nei confronti di diverse patologie, tra cui quelle cardiovascolari.

Obesità Ginoide

L’obesità ginoide, detta anche “a pera” o periferica, è caratterizzata dall’accumulo di grasso nella zona delle cosce (regione femorale), dei glutei, dei fianchi e della parte inferiore dell’addome.

Si tratta di un tessuto adiposo di tipo sottocutaneo, di natura meno pericolosa di quello viscerale ed intraluminale tipico dell’obesità androide. Questo tipo di obesità caratterizza prevalentemente il sesso femminile, in particolare le donne in età fertile. Tuttavia è un tessuto adiposo più difficile da eliminare, con la dieta e l’attività fisica.

Secondo alcuni studi gli adipociti (le cellule del tessuto adiposo) rispondono meglio all’azione di alcuni ormoni con effetto lipolitico (rottura delle molecole di grasso): l’obesità viscerale è più facilmente riducibile con una alimentazione corretta ed uno stile di vita attivo.

Ma vediamo ora quali sono le impostazioni dietetiche migliori per le due varianti dell’obesità.

Nel caso dell’obesità androide sono generalmente consigliabili due tipologie di diete: ipocalorica equilibrata o chetogenica, sempre sotto stretto controllo dello specialista (medico dietologo o biologo nutrizionista). Nel primo caso è formulata una dieta a ridotto apporto di calorie giornaliere, di impostazione mediterranea: sono inclusi tutti gli alimenti, in quantità limitate, e controllandone le frequenze giornaliere e settimanali.

Si tratta di una impostazione alimentare a basso carico glicemico, normo o ipolipidica (massimo il 30% delle kcal giornaliere da grassi); normo-proteica (con equilibrio tra proteine animali e vegetali), ricca di fibre. A questa si raccomanda di associare una attività moderata (camminata per 30 minuti al giorno, bicicletta, nuoto).

Nel secondo caso, ossia la dieta chetogenica, è prevista l’esclusione di alcuni alimenti (carboidrati, frutta, legumi, latte e derivati), per favorire la produzione di energia dal grasso di deposito. In questo modo il calo ponderale sarà più rapido e con un maggiore impatto metabolico. È una dieta che solo lo specialista può consigliare al soggetto dopo aver valutato la sua situazione e i suoi esami ematochimici. Può essere seguita fino ad un massimo di 30 giorni ed è molto utile in caso di gravi rischi cardiovascolari e respiratori o importanti difficoltà deambulatorie.

Nel caso dell’obesità ginoide gli effetti delle diete dimagranti richiedono tempi più lunghi per manifestarsi. Solitamente si consigliano diete ipocaloriche e a ridotto contenuto di sale: vanno fortemente limitati salumi, formaggi, alimenti in scatola e salse varie.

L’eccesso di sale favorisce il ristagno di liquidi peggiorando l’adiposità localizzata. Lo stesso vale per i dolci che portano con sé grassi, zuccheri e sale con una azione infiammatoria sull’organismo, bisognerà puntare su alimenti integrali, frutta e verdura ricchi di antiossidanti, e prestare molta attenzione ai metodi di cottura. Senza mai dimenticare l’assunzione di almeno 2 litri di acqua al giorno e l’esecuzione di esercizi mirati per le zone di accumulo adiposo. Anche in questo caso le diete chetogeniche sono molto funzionali: consentono un buon dimagrimento localizzato, ma vanno sempre prescritte da uno specialista, che valuta la formulazione ideale della dieta.


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