Chemioterapia preventiva al seno: perché farla e quali sono gli effetti collaterali

Chemioterapia preventiva al seno: perché farla e quali sono gli effetti collaterali.

Chemioterapia preventiva al seno
Chemioterapia preventiva al seno.

Molte donne che hanno affrontato un carcinoma mammario, spesso con rimozione chirurgica del tumore, devono poi affrontare una cura definita adiuvante o precauzionale.

Si tratta generalmente di una chemioterapia, radioterapia o ormonoterapia, finalizzata a consolidare nel tempo il buon risultato dell’operazione chirurgica e a dare una maggiore garanzia di una guarigione completa. La terapia precauzionale del tumore al seno ha consentito, negli ultimi anni, di ridurre sensibilmente la mortalità per questa forma di tumore.

Il tipo di terapia è proposta dall’oncologo sulla base della specifica paziente: tipo di tumore, condizioni fisiche della donna, età, stile di vita, desideri e necessità. Attualmente gli oncologi consigliano un test molecolare genomico ad hoc, per prognosticare in pazienti operate al seno, una eventuale ricaduta a 10 dalla diagnosi e se la chemioterapia sarà o meno efficace. Questo tipo di programma è in corso di sperimentazione dal febbraio 2016 presso 11 Centri del Lazio, tra cui l’Istituto Nazionale Regina Elena di Roma.

In cosa consiste la chemioterapia preventiva

Questo trattamento prevede la combinazione di diversi farmaci in grado di interferire sulla divisione cellulare. Viene somministrata per cicli, ognuno dei quali effettuato in pochi giorni, seguiti da periodi di riposo, prima di riprendere un nuovo ciclo.

Il farmaco può essere assunto per bocca, per via sottocutaneo o endovenosa e viene assorbito dal sangue, che lo trasporta a tutte le cellule dell’organismo, sia le sane sia le tumorali. Il suo compito è quello di interferire sulla capacità della cellula di dividersi e riprodursi. Per ridurre il numero di cellule sane distrutte negli ultimi anni sono stati messi a punto farmaci “intelligenti”, in grado di colpire solo le cellule malate, con minori effetti collaterali. Ma quando va consigliata?

È un trattamento da effettuare sicuramente nelle pazienti con recettori per gli estrogeni e per il progesterone negativi. Viene fatta iniziare entro 30-45 giorni dall’intervento chirurgico, con un ciclo di 30 giorni. In altri casi viene effettuata per via endovenosa per sei mesi, seguita poi da ormonoterapia se sono presenti, invece, i recettori per estrogeni e progesterone, e da radioterapia adiuvante. In questo caso la somministrazione avviene ogni 21 giorni o a cadenza settimanale.

Effetti collaterali

Esistono effetti collaterali più o meno invalidanti in base alla tipologia e alla combinazione di farmaci. I più comuni sono sicuramente:

Vomito e nausea: si presentano già all’atto della somministrazione o poche ore dopo, generalmente transitori.

Alopecia: dopo alcuni giorni dalla prima somministrazione, anch’essa transitoria.

Mielodrepressione: il midollo osseo produce meno componenti corpuscolari del sangue.

Mucosite: infiammazione della mucosa orale, spesso accompagnata da congiuntivite.

Diarrea o stipsi.

Irregolarità del ciclo mestruale.

Neurotossicità: formicolii alle estremità.

Come per altre patologie e altri trattamenti farmacologici è importante curare il proprio stile di vita e la propria alimentazione, rivolgendosi ad uno specialista, in caso di problemi di peso.


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