Alzheimer: cos’è, cause e sintomi

Alzheimer? Scopriamo quali sono le cause e i sintomi di questa malattia neurodegenerativa.

Alzheimer
Alzheimer: negli stadi più avanzati i pazienti hanno bisogno del supporto di personale specializzato.

Che cos’è l’Alzheimer? Quali sono le sue cause e quali i suoi sintomi? Cerchiamo di sapere di più circa questa malattia, che in genere colpisce in età avanzata. Uno dei suoi primi sintomi è la mancanza di memoria, frequente perlopiù negli anziani. Vediamo quindi come capire se una persona ne soffre oppure no.

Le cause del morbo di Alzheimer

In realtà, non è semplice stabilire quali siano le vere e proprie cause che portano al morbo di Alzheimer. Questa è una malattia di origine neurodegenerativa. La degenerazione non ha cause esatte. Nel corso del tempo sono state avanzate molte ipotesi, tra cui quella relativa alla sua origine virale, tossica oppure autoimmune. Ad oggi, sembra che solo la possibilità dell’origine genetica della malattia possa resistere. L’ipotesi genetica regge, poiché spesso vi sono persone della stessa famiglia che soffrono dello stesso disturbo, in associazione con alcune varianti genetiche, che riguardano i cromosomi 14, 19 e 21, per l’esattezza. I suoi sintomi provengono da una distruzione di neuroni, che viene provocata da una proteina chiamata beta-amiloide. Questa proteina si va a depositare sui neuroni, producendo come una specie di colla e creando veri e propri grovigli. Questa situazione fa diminuire nel cervello la presenza di acetilcolina, altro non è che un neurotrasmettitore per neuroni: da qui abbiamo la perdita di memoria classica della malattia. Essendo una malattia degenerativa, le sintomatologie sono sempre più progressive nel tempo: alla fine si arriverà a perdere tutta l’autonomia.

I suoi sintomi

Proprio per il suo carattere degenerativo, dobbiamo considerare che l’inizio della malattia può passare in sordina. La persona, infatti, inizialmente avrà delle piccole disattenzioni e cali di memoria. Nulla di particolarmente preoccupante, almeno all’inizio. Successivamente, però, la situazione andrà a peggiorare sempre più. Oltre alle note dimenticanze che, in ogni caso, sono frequenti anche nelle persone anziane non colpite da Alzheimer, la persona inizierà ad avere problemi come può essere un gesto automatico quale allacciarsi le scarpe, oppure abbottonarsi i vestiti. Piano piano, perderà anche la conoscenza degli oggetti di uso comune, non ricordandosi a cosa servono. Sarà sempre più difficile dare un nome alle cose comuni, anche se inizialmente queste vengono riconosciute. È possibile che alcuni soggetti non riconoscano i luoghi familiari, oppure che abbiano problemi di collocamento temporale: andranno, ad esempio, a sbagliare l’anno, il mese o il giorno in cui ci troviamo.

Piano piano, avremo un peggioramento dei sintomi, soprattutto in base alle dimenticanze riguardanti i fatti più recenti. Negli stadi più avanzati della malattia, si andrà a perdere continuamente le cose e vi saranno anche cambi repentini dell’umore e della personalità. La persona andrà sempre di più ad isolarsi, fino a perdere interesse verso sé stesso, i familiari e la società in generale.

Diagnosi del morbo di Alzheimer

Abbiamo visto come, almeno agli stadi iniziali, è piuttosto impossibile effettuare una diagnosi in merito. I sintomi, all’inizio, sono troppo lievi. Dobbiamo, inoltre, cercare di capire se davvero la perdita di memoria deriva da tale malattia, oppure no. Tante malattie senili, infatti, presentano elementi in comune con l’Alzheimer. Per capire o meno se davvero siamo in presenza di questa malattia di origine neurodegenerativa si deve visionare la presenza di placche amiloidi e delle matasse neurofibrillari. Purtroppo, ciò è possibile soltanto con la biopsia. Post mortem, si riesce a vedere tramite autopsia.

Attraverso lo studio della storia di famiglia, l’analisi dei sintomi e alcuni esami come elettroencefalogramma, TAC o MRI è possibile, in ogni caso, cercare di capire se il morbo di Alzheimer potrebbe essere presente oppure no. Il medico cercherà di capire, attraverso alcuni test, la memoria a breve e a lungo termine del paziente in questione, la modalità di espressione, le sue funzioni cognitive in generale.

Uno dei test più conosciuti ed utilizzati, per capire o meno se la persona è affetta dal morbo di Alzheimer è il Mini Mental State Examination. Secondo alcune teorie, di origine statunitensi, basterebbe instillare una goccia di collirio nell’occhio del presunto malato, per capire se soffre di Alzheimer o meno. Sembra, infatti, che chi soffre di tale patologia, abbia una dilatazione della pupilla eccessiva rispetto agli altri. Questo è a causa della diminuzione del neurotrasmettitore acetilcolina, di cui parlavamo prima. Purtroppo, però, a volte l’eccessiva dilatazione della pupilla dopo il collirio dipende da depositi delle proteine che si accumulano nel cervello e non dalla malattia stessa.

Le cure per l’Alzheimer esistono?

Purtroppo, data l’origine degenerativa della malattia, non esistono vere e proprie cure che possano fermare l’Alzheimer. Si può, in ogni caso, cercare di rallentare la progressione della malattia, attraverso dei trattamenti sintomatici e assistenza continua al paziente. La persona, in questi casi, avrà un decorso progressivo più lento, soprattutto se si riesce a capire l’insorgenza della malattia ai primi stadi. La gravità della demenza, successivamente, porta a contrarre anche altre malattie di tipo organico, andando a ridurre l’aspettativa di vita: questa diminuirà di circa 5-10 anni.

Curare l’Alzheimer del tutto, quindi, non è possibile: possiamo però agire sui sintomi, soprattutto quelli iniziali, per rallentare il progresso di degenerazione.


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